sabato 2 giugno 2012
La storia la scrive chi vince - L'ultimo messaggio di Umberto II
ITALIANI!
Nell'assumere la Luogotenenza Generale del Regno prima e la Corona poi, io dichiarai che mi sarei inchinato al voto del popolo, liberamente espresso, sulla forma istituzionale dello Stato. E uguale affermazione ho fatto subito dopo il 2 giugno, sicuro che tutti avrebbero atteso le decisioni della Corte Suprema di Cassazione, alla quale la legge ha affidato il controllo e la proclamazione dei risultati definitivi del referendum. Di fronte alla comunicazione di dati provvisori e parziali fatta dalla Corte Suprema; di fronte alla sua riserva di pronunciare entro il 18 giugno il giudizio sui reclami e di far conoscere il numero dei votanti e dei voti nulli; di fronte alla questione sollevata e non risoluta sul modo di calcolare la maggioranza, io, ancora ieri, ho ripetuto che era mio diritto e dovere di Re attendere che la Corte di Cassazione facesse conoscere se la forma istituzionale repubblicana avesse raggiunto la maggioranza voluta. Improvvisamente questa notte, in spregio alle leggi e al potere indipendente e sovrano della Magistratura, il Governo ha compiuto un gesto rivoluzionario, assumendo, con atto unilaterale ed arbitrario, poteri che non gli spettano e mi ha posto nell'alternativa di provocare spargimento di sangue o di subire la violenza.
Non volendo opporre la forza al sopruso, nè rendermi complice dell'illegalità che il Governo ha commesso, lascio il suolo del mio Paese, nella speranza di scongiurare agli Italiani nuovi lutti e nuovi dolori. Compiendo questo sacrificio nel supremo interesse della Patria, sento il dovere, come Italiano e come Re, di elevare la mia protesta contro la violenza che si è compiuta; protesta nel nome della Corona e di tutto il Popolo, entro e fuori i confini, che aveva il diritto di vedere il suo destino deciso nel rispetto della legge, e in modo che venisse dissipato ogni dubbio e ogni sospetto. ... A tutti coloro che ancora conservano fedeltà alla Monarchia, a tutti coloro il cui animo si ribella all'ingiustizia, io ricordo il mio esempio, e rivolgo l'esortazione a voler evitare l'acuirsi di dissenzi che minaccerebbero l'unità del Paese, frutto della fede e del sacrificio dei nostri padri, e potrebbero rendere più gravi le condizioni del trattato di pace. Si considerino sciolti dal giuramento di fedeltà al Re, non da quello verso la Patria, coloro che lo hanno prestato e che vi hanno tenuto fede attraverso tante duirissime prove. Rivolgo il mio pensiero a quanti sono caduti nel nome d'Italia e il mio saluto a tutti gli Italiani. Qualunque sorte attenda il nostro Paese, esso potrà sempre contare su di me come sul più devoto dei suoi figli.
Viva l'Italia!
UMBERTO.
Roma, 13 giugno 1946
lunedì 28 maggio 2012
"Nel mettersi in treno" di Arnaldo Fraccaroli
![]() |
| Arnaldo Fraccaroli (1882-1956) |
C'è gente che dice, nella imminenza di un viaggio:
- Cinque ore di treno? Dieci ore di treno? Che noia!
C'è dunque della gente che va in cerca di noia per il gusto di volersi annoiare.
Cinque, dieci ore di treno? Ma è una risorsa: basta saperne approfittare.
E' il mondo, una porzione di mondo, che si presenta ai vostri occhi.
E' l'umanita - un buon campionario variatissimo di unamità - che si offre all'osservazione. E guardare il mondo ed osservare il prossimo è cosa istruttiva, sempre.
- In vettura, signori!
Non allarmatevi c'è ancora un po' di tempo. Poco meno d'una volta, percheè adesso i treni partono e arrivano in orario, o quasi. E' una vera calamità ma è così. Tutta una tradizione ottenuta a forza di ritardi ben calcolati, ben distribuiti, sta per tramontare. Il viaggiatore non sa piu come regolarsi. La partenza in orario è fissata alle 6.50: si arriva in stazione alle 6.52, e il treno è già partito. Uno scandalo. Ma una volta, arrivando alle 6.52, si avevo il tempo di prendere un caffè e latte, di aspettare che il cameriere rendesse il resto, di prendere i giornali, e di criticare la mancanza di esattezza nella partenza dei treni... Si respirava.
Adesso invece , fufù, via!
E' il momento dei saluti.
C'è ancora molta gente che saluta, dal treno e dalla banchine. E mi commuove sempre.
Giù, un cappello che si leva, mani che si agitano in un addio, qualche fazzoletto agli occhi ( per le lagrime o il fumo della macchina). Al finestrino un viso che si sporge, un fazzoletto che sventola.
Momento atroce quello degli addii alla stazione.
Ci si vuol bene, si prova veramente il dispiacere di lasciarsi, a volte perfino si prova dolore: eppure si trova che il treno non parte mai.
- In vettura signori!
Addio cara. A rivederci. Un bacio, in fretta. Una stretta di mano. Sbattere gli sportelli. Ricordati caro. Ma figurati! Addio, addio. Un largo gesto di saluto.
E il treno, fermo.
Si va?
Non si va?
Non si va.
Allora la gente dai saluti si immobilizza.
Che fare? Il cerimoniale ormai è già stato esaurito. Ricominciare? Ah, mio Dio! A rivederci caro. Una nuova stretta di mano, il braccio teso dal finestrino, la figura sollevata in punta di piedi dalla banchina: Ricordati cara. Ma figurati. Poi, zitti: non si sa più che cosa dire.
E il treno non si muove...
Che supplizio! Finalmente ecco si scuote, parte... Ah che sollievo.
Addio addio! A rivederci!
Fuori il braccio e la testa dal finestrino( attenti ai pali), poi il fazzoletto. Altri fazzoletti sfarfallano sulla banchina. Addio, addio.
Ma ci sarà bene una svolta che sottragga il treno alla vista della banchina, no?
I fazzolettini in attesa della svolta continuano a sventolare...
Tratto da " Nostra vita Quotidiana" di Arnaldo Fraccaroli
Fonte L'illustrazione italiana
| La prima locomotiva normale passata sotto il tunnel del Sempione -1906 |
domenica 27 maggio 2012
Il letto acquatico
![]() | |
| L'illustrazione italiana |
Grazie a questo ingegnoso sistema tedesco si puo riposare comodamente sulle onde, senza essere costretti a fare il "morto".
martedì 15 maggio 2012
La bellezza riduce le capacità cognitive
Una recente ricerca ha concluso che le “performance cognitive”
degli uomini eterosessuali degraderebbero nel corso dell’interazione con
una donna, un fenomeno che è stato spiegato con il fatto che una parte delle risorse mentali sono impegnate allo scopo di fare buona impressione. Questo fenomeno però non si verificherebbe nelle donne quando devono interagire con degli uomini.
La conclusione è stata approfondita dal Behavioural Science Institute,
della Radboud University di Nijmegen, in Olanda, scoprendo che questo
si verifica anche quando l’interazione non è “in presenza” (ad esempio,
quando un uomo comunica con una donna – o qualcuno che crede una donna –
via chat o facebook), ed indipendentemente dalla attrattività della
donna.
Non solo, è stato scoperto che anche la sola anticipazione di un
interazione, cioè il fatto che un uomo si aspetti di dovere (o poter)
parlare con una donna andrebbe ad “abbassare” le capacità cognitive dei
maschietti.
Fonte: Discover Magazine
Etichette:
belle epoque,
bellezza,
bellezza riduce capacità cognitive
Iscriviti a:
Post (Atom)


